Il Blog di Acida Romantica

domenica 21 gennaio 2018

Indigo o Henné nero

Quando si parla comunemente di henné nero, in realtà ci si riferisce all’indigo (indigofera argentea o tintcoria), che ha una colorazione scuro-bluastra, con cui si tingono i jeans. Il risultato migliore sarebbe un corvino bluastro, dall’intensità profonda e molto riflettente di luce.


Dalla fermentazione delle foglie si produce un liquido che viene fatto ossidare e fermentare: il colore blu intenso che ne risulta è molto ricercato nell’area asiatica, e viene usato prevalentemente per tingere le pelli, i tessuti e il corpo.

Tra i tuareg (popolo berbero) il colore è prevalente nei turbanti e nei vestiti, e tra i mauritani l’uso di spalmare il corpo con l’indigo serve a proteggersi dai raggi solari (da qui il soprannome di “uomini blu”).

 
Quello dell’indigo è un colore che non può essere paragonato a nessun altro per la sua intensità e profondità tendente al blu oltremare, per questo ha alimentato leggende e imitazioni: si pensi alla passione di Yves Klein, che ha coperto molte sue statue con questo colore, che nella sua nuance più elettrica è stata brevettata dall’eclettico artista, il quale ha creato con pigmenti chimici la nuance International Klein Blue (IKB).

A scopo tintorio per i capelli, è possibile unire metà lawsonia con metà indigo per virare verso un bruno – nero. L’indigo è capace di donare ai capelli una tonalità nera tendente al blu, con eccezionali sfumature cangianti: la polvere si presenta verde chiara e non va mai lasciata ossidare perché perde il suo potenziale tintorio; non va più utilizzata dopo mezz’ora dalla miscelazione: va quindi gettata, se avanza, e non congelata. Lo stesso vale per la cassia.


La base veicolante è acqua calda o tè nero, più un cucchiaino di sale ogni cinquanta grammi di indigo, che serve a fissare il colore.

L’indigo non necessita di avere un ambiente acido per colorare, da anzi il meglio di sé in ambiente basico, per cui alcune aggiungono bicarbonato di sodio, bianco d’uovo (basico) o un cucchiaio di balsamo che serve a stendere meglio l’impasto.

Il tempo di posa va da 1 a 2 ore ma bisogna attendere due giorni per vedere il colore finale perché il fissaggio completo richiede maggior tempo.

L’indigo non riesce a coprire completamente i capelli bianchi, ma li fa virare sul bluastro; quindi per renderli completamente neri è necessario fare preventivamente una tintura di lawsonia qualche giorno prima (si avrà un nero intenso), oppure mescolato insieme in parti uguali i due ingredienti (se il mix contiene più lawsonia la nuance virerà sul castano rosso, se c’è più indigo virerà sul bruno scuro). Aggiungendo amla all’indigo si vira verso il castano con nuance fredde.

Consigli utili: Poiché l’indigo non è in grado di legarsi alla cheratina del capello (come invece fa la lawsonia), sarebbe opportuno utilizzarlo sempre in combinazione con l’henné anche per evitare che il colore scarichi immediatamente. Questo vale anche per chi desidera tingersi i capelli di nero.
Per alcune è stato possibile raggiungere un nero pieno miscelando in parti uguali la lawsonia e l’indigo. Inoltre, sarebbe opportuno non far passare troppo tempo tra un’applicazione e un’altra, almeno per le prime 3 o 4 applicazioni in modo che il colore una volta “fissato” sulla cheratina sia più difficile da rimuovere.

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